Un viandante solitario

scritto da Insideyou
Scritto Ieri • Pubblicato 11 ore fa • Revisionato 11 ore fa
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Testo: Un viandante solitario
di Insideyou

Tu sei la mia vita, altro io non ho.
Tu sei la mia strada, la mia verità.
Nella tua parola, io camminerò,
finché avrò respiro;
fino a quando tu vorrai.
Non avrò paura sai,
se Tu sei con me:
io ti prego, resta con me.

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Non sei stato mai lontano dall'origine; hai posizionato tu dei confini, dei limiti, degli spazi e delle misure in questa realtà, nel tentativo strenuo di diventare qualcosa che non potevi mai essere.

La realtà vive esclusivamente nella mente dell'osservatore; essa si muove, si espande, si dispiega, si consolida e si manifesta, tipicamente svogliata, attraverso il movimento del pensatore, che ne tesse sempre nuovi confini, differenti bordi, molteplici misure, dissimili universi, lavorando meticolosamente ad essa come un contadino lavora la sua terra, attendendone il raccolto, i frutti, quella meritata ricompensa per la fatica svolta.

Ma la realtà non è la verità e l'osservatore non esiste senza la sua realtà e quella realtà non c'è mai, se non esiste lui che la manifesta e la sostiene. La realtà dell'osservatore è una foto, uno scatto, una tensione che proviene dall'integrità, dalla quale si svela il tempo, lo spazio e la misura nel tentativo dell'osservatore, di difendere quella stessa realtà che lo produce, dal nulla della dispersione.

La memoria muove l'osservatore: lo pone in essere proprio per non svanire, nutrendolo con i ricordi, con il passato, con l'esperienza, con il piacere, con quel tempo che viene in essere proprio dal movimento astruso, magistrale, perverso ed allo stesso tempo straordinario, dell'osservatore nella mente particolare che ospita tutto questo, nell'istanza in cui l'osservatore stesso pensa di essere e di vivere.

Così tu non sei altro che un frammento di quella distorta memoria, un flebile fascio di quella deforme luce, un sottile filamento di energia in dispersione che attraverso l'illusione di una mente particolare all'interno di quello che chiama corpo, determina la realtà dell'essere ciò che sei in un mondo materiale limitato, reiterante e sostanzialmente inutile; orchestrato e manovrato da te stesso per reiterarlo indefinitamente. L'altro oltretutto non è minimamente diverso da te: non è che una tua copia in un differente contesto dell'esistenza.

Lievi onde, timide turbolenze, tenui percosse della mente universale tessono brevi filamenti di energia in dispersione, nei quali si trattengono tratti deformi della mente integra, determinando degli osservatori coscienti della loro esiguità, simulando una mente propria ad imitazione di quella universale per non estinguersi, che diventa nel processo di attrito, una mente particolare, logorante, che si erige unica, individuale, speciale, custode e padrona di quell'esile mondo che lei stessa ha inventato, ha frammentato, da delineato, per proteggersi.

Quando la mente particolare vede la sua sterilità, la sua vacuità e la sua meccanicità, cosa non semplice affatto, allora può abbandonarsi e fermare la sua ansia, la sua frenesia, le sue lotte, il suo conflitto, il suo dissidio, il suo tedio, la sua sofferenza, il suo logoramento, la sua avidità, la sua illusione, la sua squallida inutilità. L'energia universale dell'ordine supremo dell'integrità la riporta a se, nel tutto che non esiste, nel niente che non ha spazi, nell'eterno che non ha tempi, nello sterminato che non ha misure, nell'unità che non ha limiti, nel movimento eccelso ed armonioso del creatore.

Eppure, nel rivivere consapevole di cosa sei in quelle realtà, palesato dal respiro universale, ogni volta nell'ordire nuovi tempi, altri spazi e diverse misure, nelle suggestive reiterazioni che ti attendono, non aggrappandoti più alla memoria, all'esperienza, all'attività egocentrica, diventi il viandante solitario della verità, il portatore silente della luce del nuovo, il custode prezioso della bellezza, della purezza e della castità, assurgendo al sospiro straordinario dell'amore supremo, che vive e muore sempre in ogni istante, in ogni tuo respiro, in ogni tuo vagito, in ogni tua morte ed in ogni sedizione inspiegabile dell'immensità.

Scopriti, solamente così non sarai più lo stesso, destinato solitamente, prima o poi, a finire ancora. 

Un viandante solitario testo di Insideyou
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